Chiesa di San Marco (XI sec.) e Santuario di Macereto (XVI sec.)
Tornare nei luoghi del sisma del 2016, dopo quasi 10 anni, è un’esperienza triste. Aggirarsi fra le macerie abbandonate, vedere mobili e suppellettili, effetti personali, libri, giochi: tutto ancora lì, congelato nel tempo; erbacce, muffe e nidi d’uccelli rapaci si sono fatti strada e poco a poco, cancelleranno ogni cosa. Il territorio colpito è vasto e ricco di villaggi isolati, chiese e antichi luoghi di culto, casupole e contrade, castelli e paesi, fra Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio: una miriade di luoghi antichi e ormai da molto tempo esclusi dal vorticoso progresso economico. Luoghi di vacanza per molti, ma luoghi dove ancora molta gente viveva e vive, perché ha messo profonde radici. Perché tenace. E ormai disillusa: la ricostruzione è lentissima e arriva preferibilmente nei centri più importanti. Troppo piccoli per contare qualcosa: il tessuto di un antico e fiero popolo di montagna è stato macerato: ma c’è chi non si rassegna mai. Il video è stato girato non lontano dal Lago di Fiastra, presso una chiesa romanica del Secolo XI che, purtroppo, giaceva abbandonata al suo rovinoso destino. E poi, incuriositi, ci siamo spinti al Santuario di Macereto per vedere a che punto della ricostruzione fosse. Anche nel nome, un simbolo di resilienza.
Foto e montaggio video di Ferruccio Compagnucci, testi e grafica di Sabina Valenti
