“Viaggiamo e osserviamo ciò che è straniero essenzialmente perché siamo in cerca dell’ideale di umanità.” Hermann Hesse
Cosa è la psicogeografia? Beh, niente di trascendentale: la geografia dell’ambiente in cui nasciamo e cresciamo influisce sulla nostra psiche, sulla nostra immagine del mondo, sul nostro modo di muoverci e relazionarci. Il termine è stato usato dal movimento Lettrista e poi dal Situazionismo tra gli anni ’50 e 60 del Novecento e si riferiva soprattutto agli spazi urbani, alle fabbriche, ai quartieri operai. La tecnica esplorativa della psicogeografia è la deriva, come suggerisce uno dei suoi massimi ideologi, Guy Debord (Parigi, 28 dicembre 1931 – Bellevue-la-Montagne, 30 novembre 1994): “Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta” (Guy Debord, Théorie de la dérive, in Les Lèvres nues, n. 9, Bruxelles, novembre 1956). E allora abbiamo girato liberi da guide per la città come anche Hermann Hesse suggeriva: camminare con lentezza, senza una meta, aprirsi al caso per stimolare la curiosità. Malmö ci è sembrata una città neutra, pacificata, lietamente approdata nel paradiso postindustriale del terziario. Una città dove a fatica si riesce a ricostruire il passato, il vissuto, dove nuovo e vecchio si rimescolano in pochi metri. Una giostra che non sempre riesce a nascondere la staticità mortale d’una noia densa che esala da vetrine, strade e facce. Una giostra che sembra girare intorno a un perno: la torre di Kalatrava. Essa s’innalza come un faro, una luce che invece di indicare un porto sicuro evidenzia un nulla esistenziale, un deserto, dove non ti aspetteresti di incontrare anima viva. Ma abbiamo incrociato, proprio all’ombra di quella torre, persone cordiali, cortesi e pronte ad aiutare, con gentilezza, anche stranieri in difficoltà. Immigrati, ma anche passanti autoctoni. Persone pacifiche. Sarà quel rapporto con l’acqua che s’insinua ovunque, che viene utilizzata in giochi scenici nelle architetture contemporanee, che viene vissuta a bordo di barche e canoe o sdraiati al sole sui pontili. Canali che scorrono placidi per i parchi attraversati da gente apparentemente serena. Un ambiente psichico peculiare che un turista di passaggio può a stento intuire.
Questo video non è uno spettacolo, non è intrattenimento: è materiale grezzo da esporre alla curiosità. Ci auguriamo che qualcuno ci trovi qualche spunto di riflessione!
Foto di Stefano Grassi, montaggio video di Ferruccio Compagnucci, testo Sabina Valenti (Agosto_Settembre 2026)
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